di Luigi Cerciello
E se la cattura di Matteo Messina Denaro fosse stata studiata a tavolino con lo scopo di abbattere il 41-bis?
Sono molti gli indizi che potrebbero avvalorare questa tesi.
È risaputo che da molto tempo la malavita organizzata cerchi di intaccare il 41-bis: ci ha provato con omicidi ed attentati mirati (delitto Lima e Guazzelli, le stragi di Capaci e via D’amelio dove morirono i giudici Falcone e Borsellino ed il delitto Salvo) tutti rivendicati ufficialmente da una nuovo fantomatico gruppo terroristico denominato “Falange Armata”, probabilmente creato apposta in un primo momento per sviare l’opinione pubblica e permettere un più agevole accordo con lo Stato. Le cose apparvero poi più chiare già dal febbraio del 1993, quando alcuni familiari di mafiosi al 41-bis inviarono una lettera ai vertici dello Stato, al Papa e ad alcuni giornalisti dove con toni intimidatori denunciavano la durezza del cosiddetto “Carcere Duro” e chiedevano un alleggerimento del regime carcerario. Una richiesta che sarà poi una delle principali condizioni poste dalla mafia nella famosa “Trattativa Stato/Mafia (sempre ufficialmente negata dalle Istituzioni) fatto sta che dopo pochi mesi, alle minacce seguirono i fatti, con gli attentati mafiosi di via Palestro a Milano, di via dei Georgofili a Firenze, di san Giovanni e San Giorgio al Velabro a Roma e di via Fauro sempre a Roma contro Maurizio Costanzo, colpevole in quel periodo di essere fortemente impegnato nelle sue trasmissioni nel contrastare “Cosa Nostra”. Costanzo, Dopo l’omicidio di Libero Grassi, realizzò insieme a Michele Santoro una maratona televisiva a reti unificate Rai-Fininvest dedicata alla lotta alla mafia; Questo fatto, unito alla presenza costante nella sua trasmissione di Giovanni Falcone (il magistrato simbolo della lotta alla Mafia, colui che volle il 41-bis per separare i detenuti mafiosi da quelli comuni ed evitare che i boss mafiosi continuassero dal carcere a comandare la Mafia e impartire ordini mortali), ne decretò la condanna a morte. Una strategia terroristica, quella della Cupola siciliana che ad un certo punto cessa all’improvviso, Perché? Forse i mafiosi ottennero qualcosa? Probabilmente si visto che Il 4 Giugno del 1993, all’indomani delle bombe in Via Fauro e agli Uffizi, il Consiglio dei Ministri destituì Nicolò Amato (sostenitore della linea dura sul 41-bis) dalla carica di capo dell’Amministrazione penitenziaria; verranno sostituiti anche i ministri firmatari del cosiddetto “Decreto Falcone”, Claudio Martelli (Ministro della Giustizia) e Vincenzo Scotti (Ministro degli Interni), rimpiazzati rispettivamente da Giovanni Conso e Nicola Mancino. Lo stesso anno, proprio Giovanni Conso scelse di non rinnovare il 41-bis a 334 mafiosi sottoposti al carcere duro, rimandandoli al carcere ordinario. Interrogato sulle motivazioni di questa scelta, Conso sosterrà davanti alla Commissione antimafia di averlo fatto per «frenare la minaccia di altre stragi». Fatto sta che oggi torna alla ribalta la questione del 41-bis e probabilmente questa volta con una strategia più fine, più psicologica, studiata a tavolino, probabilmente dai successori di Riina & Co., una nuova generazione di Capi non più contadini e pecorari ma uomini acculturati, che hanno studiato e vestono giacca e cravatta; d’altronde se tutto si evolve e cambia perché non dovrebbe essere lo stesso per la malavita organizzata? Rimanere indietro e non stare al passo con i tempi si sa significa sparire.
La nuova malavita organizzata, anche se in ritardo, ha capito l’importanza dei mezzi di comunicazione moderni e quanto questi siano più efficaci e risolutivi rispetto ai vecchi metodi del passato, quelli stragisti ed intimidatori, che badate bene non cessano di essere usati.
Veniamo ora alle ultime vicende, prendiamo:
et voilà il gioco è fatto.
Ci sono caduti dentro tutti:
i soliti magistrati avvocati personalità della cultura e dello spettacolo (tra i firmatari Massimo Cacciari, Gian Domenico Caiazza, don Luigi Ciotti, Gherardo Colombo, Elvio Fassone, Luigi Ferrajoli, Giovanni Maria Flick, Tommaso Montanari, Moni Ovadia, Livio Pepino, Nello Rossi);
una classe dirigente politica (da asilo nido infantile) che cade nel tranello pensando di sfruttare la situazione per mettersi in mostra mediaticamente e politicamente:
Andrea Orlando (ex ministro della giustizia che in un tweet ha chiesto la revoca del 41-bis a Cospito nel carcere di Sassari: “È urgente trasferire Cospito e revocare il 41-bis. Non si possono usare gli atti intimidatori come un alibi”, scriveva il 30 gennaio; “Invochiamo la revoca in nome dello Stato di diritto, della Costituzione”, il tweet dello stesso giorno del vicesegretario del PD Giuseppe Provenzano);
Debora Serracchiani (vicepresidente del Pd e capogruppo alla Camera dei Deputati), Walter Verini (tesoriere del Pd) e Silvio Lai (deputato sardo del PD e organizzatore degli incontri del Pd con Cospito) rimangono 48 minuti nella sezione del 41-bis presso il carcere di Bancali con l’anarco-insurrezionalista;
Giovanni Donzelli, responsabile nazionale del partito del presidente Giorgia Meloni, Segretario della Camera dei Deputati e vicepresidente del COPASIR (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) e Andrea Delmastro Delle Vedove Sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia (retto dal ministro Carlo Nordio) utilizzano informazioni sensibili non divulgabili per attaccare pubblicamente in Parlamento in diretta tv i parlamentari del PD ed infine tanto per gettare altra benzina sul fuoco la senatrice di Alleanza Sinistra e Verdi Ilaria Cucchi di fresca nomina parlamentare (sebbene più volte in risposta a quanti l’accusavano di sfruttare la triste storia del fratello per fare carriera politica abbia affermato la sua contrarietà ad una eventuale sua candidatura ed elezione) si è recata anch’essa da Cospito dichiarando poi alla stampa all’uscita dal carcere che l’attendeva: “Ho trovato le condizioni di Alfredo Cospito a dir poco allarmanti e peggiora di giorno in giorno e di ora in ora. La cosa che mi mette più preoccupazione è che non ha nessuna intenzione di interrompere lo sciopero della fame, per lui è una lotta politica” – ed ha aggiunto – «Mio fratello è morto di carcere e nessuno deve mai più morire di carcere», (cosa centri poi con questa vicenda la morte del fratello in carcere avvenuta per tutt’altri motivi …. Mah!); di converso nei giorni precedenti il consigliere regionale Michele Usuelli di “+ Europa” aveva riferito di aver trovato il detenuto “vigile e reattivo“, perfettamente lucido nonostante il digiuno prolungato. “Abbiamo parlato in piedi per mezz’ora, una sbarra ci divideva. Era vigile, reattivo e respirava bene: è in grado di sostenere un dialogo anche con passaggi complicati“, aveva raccontato l’esponente politico dopo la visita a Opera. “La carenza di cibo – aveva sottolineato – non gli fa perdere la lucidità mentale”. (beninteso un uomo non può sopravvivere più di 100 giorni digiunando a meno che non sia Gesù Cristo, infatti, beve molto e assume Sali minerali, zucchero ed integratori vitaminici).
Ebbene cari lettori ecco qua! Il delitto perfetto è servito; neanche la penna di Agatha Christie avrebbe potuto fare di meglio.
La Mafia si evolve e non mi meraviglierei se i prossimi passi della malavita organizzata fossero quelli di arruolare social media manager e hacker.
Lo Stato nel mentre cosa fa?
Il Centro Ascolto del Disagio si occupa di politiche giovanili e della famiglia, creando rete…
La salernitana Maria Rosaria Aliberti entra nel consiglio nazionale Anci. Consigliera comunale di Sarno in…
di Francesco Maria Saggese La Salernitana si prepara a sfidare il Sassuolo al Mapei Stadium,…
di Luca Virtuoso L’attaccante della Salernitana, Yayah Kallon, ha condiviso le sue sensazioni sui primi…
I numerosi episodi criminosi che, nelle ultime settimane, si stanno verificando nel territorio del Comune…
Non si ferma l’azione del comitato spontaneo dei professionisti sanitari, nato a Salerno, che sta…