In dieci anni, 20mila in fuga

di Vittorio Cicalese

Shibam è detta “la Manhattan del deserto”: è una città dello Yemen ed è considerata la più antica metropoli del mondo, con ben 500 edifici che arrivano fino a nove piani, costruiti con mattoni composti da un mix di acqua e fango lasciati ad asciugare per giorni.

Salerno, città da 130mila abitanti, non è patrimonio dell’Unesco quanto a queste tipologie di costruzioni ma non disdegna soprattutto le nuove costruzioni. L’ultima conferma è giunta dalla revisione del Puc approvata dall’amministrazione comunale, sotto gli occhi interdetti del consigliere di opposizione Gianpaolo Lambiase, già da tempo impegnato nella lotta contro la cementificazione delle aree selezionate in risposta alla desertificazione urbana che si sta vivendo con sempre più forza in città.

Negli ultimi dieci anni sono 20mila i residenti che hanno preferito allontanarsi dalla città di Salerno, a discapito di 5mila abitazioni sfitte o in vendita che già fanno parte del patrimonio edilizio storico e antico già esistente in città, senza tener conto delle nuovissime abitazioni a cui si aggiungeranno presto altre ancora. «Il Puc – ha affermato il consigliere comunale di “Salerno di tutti” – ha consentito uno sviluppo edilizio “esagerato” oltre le necessità, le esigenze, i bisogni dei cittadini salernitani. Ha prodotto un consumo “selvaggio” del suolo, in aree prive di attrezzature e servizi, che il Comune non potrà mai garantire per mancanza di fondi.

Non ha avuto beneficio, né sviluppo l’occupazione nel settore edile, perché solo tre o quattro fortunati imprenditori hanno lavorato, impegnando la stessa manodopera, sul territorio cittadino, intestandosi l’80% degli interventi realizzati nei comparti edificatori. È aumentata la disoccupazione anche nelle attività di commercio ed artigianato locale “legati” all’edilizia».

Il consigliere comunale ha denunciato, inoltre, che «laddove nei comparti non ci sia più convenienza per il costruttore nella realizzazione di nuovi alloggi, per loro verrà agevolato il “cambio d’uso del patrimonio edilizio esistente” (cioè alberghi e centri commerciali? nota di Lambiase, ndr)».

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