Dj Enzo Falivene: «Un problema culturale»

di Vittorio Cicalese

Cordoglio e solidarietà dopo la tragedia di questa notte a Corinaldo. A Salerno, in segno di lutto, il sindaco Vincenzo Napoli ha disposto per cinque minuti, a partire dalle ore 18, Luci d’Artista spente sia in piazza Flavio Gioia sia a piazza Portanova, sede dell’ormai celebre albero di Natale. Scelta simile anche a Cava de’ Tirreni: l’albero di Natale, per l’intera serata, non sarà acceso, in segno di cordoglio per la triste vicenda accaduta in provincia di Ancona.

Sul delicato argomento, sempre più all’ordine del giorno, si è espresso il celebre deejay salernitano Enzo Falivene, attualmente proprietario del Be.Cool, che recrimina un problema culturale ancora non affrontato in modo serio negli ultimi anni oltre a un sistema legislativo restrittivo e datato che non consente ai locali di essere al passo con il resto del mondo. «La problematica non è la capienza et similia, il problema è culturale. Una persona che va a ballare in un posto affollato e spara spray al peperoncino, in onestà, che problemi ha? Bisogna partire da questo punto. Le nuove generazioni sono un po’ lasciate da sole, è questo il vero problema di oggi: senza stimoli, senza via d’uscita né ideali, vanno in un posto qualsiasi, anche un concerto, spruzzano spray per avere attenzione e non capiscono che questo può scatenare epiloghi che si traducono in vittime, feriti e altro». Il deejay salernitano punta l’attenzione su altre manifestazioni nel resto del mondo: «Se ci riflettiamo nel resto del mondo durante manifestazioni molto più grandi, Tomorrowland su tutte, non accadono queste cose perché culturalmente le persone sono predisposte al divertimento e non a farsi notare. Io sotto questo punto di vista sono abbastanza deluso perché queste persone sono morte a causa del divertimento di alcuni. Non nascondo che per quanto riguarda il locale che gestisco, stiamo pensando seriamente di rimanere chiusi perché è come se fossero venute a mancare delle persone a noi vicine. Il divertimento viene prima di tutto, queste cose non dovrebbero mai accadere».

Sul punto, in Italia, Falivene ritiene opportuno aggiornare le modalità operative che consentono l’ufficializzazione della capienza dei locali: «Siamo indietro di 50 anni perché le modalità operative per ufficializzare le capienze dei locali sono ferme ad una legge di 50 anni fa, per cui ogni persona deve avere un metro quadrato a disposizione per poter ballare; cosa assolutamente inammissibile se noi consideriamo i grandi concerti mondiali in cui non c’è questa limitazione. La problematica non credo sia dovuta alla vendita spudorata di biglietti ma a tutt’altro. Se la capienza ufficiale è di 800 posti su una legge di 50 anni fa, c’è una problematica di fondo. Ci sono stati, in due occasioni nelle quali ho suonato in giro per l’Europa, cose del genere: in un caso era spazio aperto, si è creato piccolo spazio tra la gente e subito si è risolto il problema; nel secondo caso, la discoteca era al chiuso ma hanno aperto il tetto che era a disposizione, utilizzando un effetto speciale creando un getto d’aria fredda che ha fatto sì che lo spray salisse. Se loro non fossero stati pronti, però, anche lì ci sarebbero state altre problematiche. Come ha scritto Sfera Ebbasta, la musica dovrebbe unire le persone, non creare episodi del genere».

Pasquale Falcone, attore, regista e sceneggiatore, nonché tra i pionieri della movida di Cava de’ Tirreni, fa il punto della situazione in seguito alla tragedia di Corinaldo, in lieve contrasto rispetto al punto di vista di Enzo Falivene. «Le discoteche sono locali di pubblico spettacolo, sottoposte ad una normativa precisa e ferrea sulla sicurezza. Uscite di sicurezza adeguate alla capienza, arredi antincendio, piano di sicurezza, responsabile della sicurezza, impianti elettrici a norma: il problema molto spesso – sottolinea Falcone – è che queste direttive vengono disattese. A ciò si aggiunge che bar, disco bar, pub, si trasformano in discoteche pur non avendo in requisiti previsti dalla normativa vigente. Un escamotage usato frequentemente, ad esempio, è quello dichiarare una capienza inferiore a 100 persone (per evitare i controlli della commissione provinciale di vigilanza) e poi far entrare 300-400 persone con grave rischio per la sicurezza. Per questo motivo la scorsa settimana è stato chiuso un locale anche a Cava».
 

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