L’assessore che lanciò i b&b

E’ stato assessore al turismo tra la fine degli anni ’90 ed il 2000. Ha gestito il piano di promozione del Giubileo e il potenziamento delle attività ricettive. Centinaia di imprese alberghiere, in tutta la Campania, hanno potuto ammodernare e riqualificare le loro strutture grazie ai fondi europei gestiti dal suo assessorato.

Andrea De Simone, è soddisfatto del lavoro nel comparto che ha gestito?

«Avrei potuto fare di più, se avessi avuto più tempo. Purtroppo, come spesso avviene nel governo delle istituzioni, predisponi un programma ambizioso che, però, non puoi portare a termine. Si interrompe la legislatura, cambia il quadro politico, cambia il programma. Tuttavia sono soddisfatto, perché ho invertito una tendenza. Negli anni precedenti si spendeva più per l’effimero che per gli interventi strutturali. E, ahimè, devo constatare che anche dopo, e ancora oggi, si preferisce impegnare risorse per contributi che non garantiscono crescita e sviluppo. Io ho investito sulle strutture alberghiere (sulla ricettività). Ho reso possibile ristrutturare, ammodernare, garantire standard di qualità. Negli ultimi anni, purtroppo, in questo ambito in Campania non si è fatto più tanto».

Vuol dire che i fondi europei vengono spesi male?                                                                  

«Molti sono i fondi non utilizzati e rispediti a Bruxelles. Quelli impegnati, invece,riguardano manifestazioni in diversi centri della regione, il più delle volte per sostenere personale politico. Certo, alcune sono di indubbio valore. Nella maggior parte dei casi, però, si tratta di iniziative che non sono utili. Sono uno spreco. Ogni anno cresce e non diminuisce l’elenco dei beneficiari, dei veri e propri professionisti del contributo».

Che cosa suggerisce in proposito?

“In agricoltura, nella stessa Regione, da anni vengono pubblicati bandi per la crescita delle aziende. Ma soprattutto si tende a favorire l’ingresso di giovani nel settore. Ai giovani si offre la possibilità di mettere su una azienda o di ammodernare quella di famiglia. Nel turismo questo non succede. Nel 2000 ho sostenuto programmi come l’ospitalità diffusa. Nei territori dei parchi, nelle aree protette, furono finanziati progetti per l’ospitalità extralberghiera. Tanti giovani, nelle proprietà di famiglia, soprattutto nelle aree interne, ebbero l’opportunità di creare piccole strutture ricettive».

Lei, di fatto, può essere considerato il promotore della legge sui b&b in Campania?

“Ero presidente della commissione Turismo ed Attività Produttive agli inizi degli anni 2000. Sì, fu proprio l’organismo da me presieduto a elaborare ed approvare la Legge. Io accelerai molto l’iter, superando ostacoli e difficoltà. Si tratta di una buona legge che, tuttavia, avrebbe bisogno di un tagliando. Ha prodotto risultati che in Campania sono sotto gli occhi di tutti. Sono nate migliaia di strutture che integrano il reddito di tantissime famiglie e consentono ai giovani di svolgere un attività. Poi ci sono gli abusi e le irregolarità. Ma questo dipende dai mancati controlli. Io avrei voluto,già allora,introdurre la prima colazione con prodotti tipici del territorio. Io penso che sia possibile farlo oggi.  Si tratta di superare norme sanitarie. Chi viene nelle nostre terre vuole gustare le tipicità,non i prodotti dei supermercati».

Già, le tipicità. Una risorsa dei nostri territori?

«In quegli anni ci fu una perfette intesa con l’assessorato all’agricoltura. Lavorammo insieme a programmi promozionali. Ci preoccupammo di potenziare filiere come quelle del vino e dell’olio. Quante aziende si svilupparono in quegli anni? Demmo vita alle prime attività di turismo enogastronomico. Nacquero Cantine Aperte e tanti Itinerari del Gusto. Al Vinitaly e al Salone del Gusto si affermarono con forza le produzioni campane. Io credo che si debba insistere su questa strada, perché è quella che può garantire turismo tutto l’anno. Possibile che da anni non ci siano bandi che favoriscono strutture che si occupano di accoglienza, di valorizzazione delle risorse, di destagionalizzazione? Ovvio che questo va fatto insieme a programmi di ammodernamento della rete dei trasporti, a un risanamento ambientale, a una difesa della costa».

Qualche idea sulle tipicità in tavola?

«Sì. Io sosterrei chi investe sui prodotti genuini del territorio con incentivi. Sulla tassazione per i rifiuti o per la pubblicità ad esempio. Ovvero, farei pagare meno tasse a chi propone prodotti del territorio. Inoltre, favorirei lo sviluppo della ristorazione in famiglia. In Campania mi doterei di una legge simile a quella dei b&b, per chi vuole ospitare, con numeri limitati, turisti in casa. In Italia si sta sviluppando il fenomeno degli “home restaurant” e degli chef a domicilio. Una regolamentazione contribuirebbe a contrastare abusi e favorire nuovi lavori. Il fenomeno cresce. Aumentano gli appassionati del buon cibo, quelli che amano cucinare e condividere».

Dunque “no” agli eventi?

«Non sono contrario per principio. C’è l’evento e l’effimero. Le cose serie e le banalità. Io penso che ogni intervento pubblico debba essere legato alla crescita del territorio. Non si possono sperperare fondi per favorire interessi di pochi».

E su Luci d’Artista? Qual è il suo pensiero?

«Quando ci siamo recati a Torino, molti anni fa, abbiamo immaginato che Salerno potesse diventare una grande galleria dove gli artisti avrebbero esposto le loro installazioni di luci e di colori. Un progetto integrato con un piano di sviluppo del turismo fondato sul recupero del mare, della balneabilità e dell’area termale Campione, sulla valorizzazione del patrimonio culturale, sugli itinerari dell’artigianato e del gusto, sul potenziamento di una rete museale in grado di promuovere grandi vicende di cui la città è stata protagonista, dalla Scuola Medica allo Sbarco degli Alleati. Indubbiamente le luminarie, in due mesi, portano in città tanti visitatori. Ma costano tanto, troppo. Ben altri dovrebbero essere i benefici visti i massicci finanziamenti di cui gode la manifestazione. Non lontano da noi, con molto meno, città come Trani e Lecce registrano numeri elevati di presenze senza mettere su nessun allestimento. In quel caso, la motivazione del viaggio culturale conduce gruppi a trascorrere week nd in città e zone limitrofe e a vivere ugualmente un’esperienza interessante».

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