Teatri e cultura, questi sconosciuti

di Andrea Pellegrino

La scorsa sera con Gaetano Amato, attore (è stato tra i protagonisti, tra le altre cose, de La Squadra) e scrittore, alla presentazione del suo ultimo lavoro “Lacrime Napulitane” abbiamo aperto una riflessione sul teatro in Campania e anche a Salerno. Abbiamo ricordato la compianta Regina Senatore e Franco Angrisano.

Abbiamo ricordato i fasti del Premio Charlot ed il lavoro di Gaetano Stella. Ma accanto al lavoro di pochi si soffre del vuoto generale. Qui in città il Teatro Verdi è il simbolo della cultura ma la sua mission è tutta rivolta, da qualche anno, alle costosissime opere liriche. A pochi passi il San Genesio, colpito dalla crisi e completamente abbandonato. Di fronte l’imponente teatro (e cinema) comunale “Augusteo” da tempo palcoscenico di manifestazioni comunali e di saggi di danza. Sul corso Vittorio Emanuele in molti ricorderanno il Capitol, trasformato in una galleria (semi vuota) commerciale, partita sotto i migliori auspici per poi fare i conti con il mercato e con la sempre più crescente concorrenza. L’esperienza del Ghirelli non ha avuto troppa fortuna, così come stenta a decollare quella della sala Pasolini, a pochi passi da Palazzo di Città. 

Qui non c’è la storia di Napoli, ci mancherebbe, ma quel che manca principalmente è la spinta decisiva verso una programmazione ed una azione che apra le porte alla cultura. Basti pensare che da mesi è in atto un contenzioso tutto politico per la gestione del nuovo auditorium. Ci si accontenta di chilometri di luci natalizie, denominate d’artista, pagate milioni di euro mentre nella restante parte d’Italia o vengono finanziate dai privati (anche nella stessa Napoli accade) o con un minimo investimento da parte delle amministrazioni comunali. Un esempio su tutti è Torino, dove è la stessa Iren a sponsorizzare le sue Luci d’Artista. Chiariamo, nessuna critica, se non sui costi, per l’evento natalizio di Salerno, bensì una riflessione su ciò che viene offerto alla sua città che, probabilmente, in termini culturali merita un po’ in più. Alcuni eventi, probabilmente, se sganciati dalla politica (benché finanziati notevolmente), potrebbero attirare di più. Così come una maggiore attenzione e una valorizzazione dei talenti artisti e musicali della zona potrebbero invogliare maggiormente i salernitani a partecipare. Invece in molti casi diventano eventi autoreferenziali, ben lontani da sviluppo e crescita culturale. L’ultimo sipario (cinematografico) che è calato è quello dell’Apollo, cinema simbolo della città di Salerno, dove generazioni intere hanno trascorso le loro serate. Un altro pezzo della città che ci lascia, sotto l’abbaglio delle milionarie lucine. A gennaio, poi, finita la festa, le luci si spegneranno e ci sentiremo ancora più soli.  

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