Zuchtriegel: «Uniamo le forze per un turismo culturale con la “Cilento card”»

di Vittorio Cicalese

Archeologo tedesco di 37 anni, Gabriel Zuchtriegel è da tre anni e pochi giorni Direttore responsabile del Parco Archeologico di Paestum.

La sua avventura, infatti, ha avuto inizio il 1 novembre 2015: di avventura si tratta, poiché soltanto grazie ad un vizio di forma che dichiarò il ricorso nei suoi confronti “inammissibile”, gli fu risparmiata la querelle che il Tar del Lazio ufficializzò a maggio del 2017, quando furono annullate 5 delle 20 nomine da parte del Ministero per i Beni e le Arti Culturali (e Turismo) poiché – tra i vari punti di discussione prima penalizzati dal Tar e poi rivisti dal Consiglio di Stato con sentenza datata febbraio 2018 – non esisteva alcuna “norma derogatoria” che consentisse “al ministero di reclutare dirigenti pubblici Oltralpe”, oltre ad alcune modalità di giustificazione dei punteggi più o meno alti per i vari candidati che avevano poi dato il via a una serie di ricorsi.

Nonostante ciò, il direttore Zuchtriegel ha sempre portato avanti la sua attività: con merito, come dimostrato dall’incremento di attività ed ingressi che attualmente fanno da cornice ad un quadro ben più definito ed allettante che riguarda un’area storicamente ricchissima e culturalmente intrigante per diverse tipologie di turismo.

Tre anni sembrano pochi, eppure i risultati sono già evidenti rispetto ai suoi predecessori.
«Non amo parlare di quello che è stato, perché mi sembra ingiusto giudicare quello che è stato fatto prima con delle modalità totalmente diverse: prima della riforma, che poi mi ha chiamato a fare questo lavoro a Paestum, non c’erano gli strumenti finanziari e gestionali per fare le cose che noi adesso abbiamo fatto. Non mi sembra giusto, dunque, paragonare la situazione. Starà sicuramente agli altri, in futuro, giudicare quanto ho fatto io. Non vorrei perciò esprimermi su chi ha lavorato anche con grandi difficoltà tra risorse limitate per la tutela di un territorio immenso: sicuramente è chiaro che questa situazione ha, sotto il piano della gestione della qualità e dei servizi, bisogno di un’attenzione che non poteva essere la stessa che cerco di garantire io al momento».

Un suo bilancio, però, è possibile.
«Attualmente la situazione è in itinere. Nel settore dei beni culturali, del turismo, della fruizione dei beni culturali, tre anni sono molto pochi. Di solito si dice che dal momento in cui un’offerta viene messa a disposizione, per poi avere una vera ricaduta passano almeno 4 o 5 anni, quindi sicuramente abbiamo bisogno di tempo per vedere dei risultati sostenibili e durativi delle nostre azioni. Per questo ritengo estremamente importante sviluppare una strategia ben pensata e condivisa che poi garantisca uno sviluppo sostenibile e positivo, per Paestum e ovviamente per tutto il territorio. Noi possiamo fare molto e dobbiamo ancora fare molto per questo territorio, per la manutenzione, la conservazione, la ricerca, la comunicazione e la promozione del patrimonio di Paestum. Abbiamo cercato di aprire il sito in tutti i sensi: accessibilità, inclusione, comunicazione, tentativo di comunicare l’archeologia in maniera comprensibile a tutti, abbattimento delle barriere architettoniche con l’inserimento, ad esempio, di un addetto che curi le visite per i bambini affetti da autismo, e tanti posti resi finalmente accessibili e visitabili a chiunque.

Dunque, Paestum potrebbe autoproclamarsi regina del Cilento…
«Se vogliamo ragionare in un’ottica di turismo ed economia turistica, Paestum è solo un tassello di un quadro molto più ampio. Vedo molte carenze, soprattutto nella qualità dei servizi e dei collegamenti. Vesto un attimo i panni di chi visita il Cilento o Paestum: chi viene qui cosa fa? Ci sarebbe tanto da fare, ma è molto difficile accedere a tutto. Non parlo soltanto del mare, anche se molti stabilimenti non corrispondono poi agli standard di qualità necessari, ma anche le strade di accesso o i collegamenti con il mare sono ancora singhiozzanti e c’è ancora molto da fare».

Occorre una strategia per migliorarsi ulteriormente. Quale, secondo lei?
«Il primo passo positivo è l’istituzione di una tassa di soggiorno, promosso dal Comune di Capaccio Paestum, e il reinvestimento di questi fondi nei servizi e nella promozione territoriale. Noi diamo tutta la disponibilità per dare un contributo in prima persona a questo percorso, ovviamente non finanziario ma in qualità di interlocutori per la vicenda. Penso poi anche alle montagne, al trekking, ad altre offerte culturali, altri musei, luoghi della cultura, biblioteche e quant’altro: la sera cosa si fa? Se voglio che Paestum non sia solo un’escursione da Napoli o da Salerno ma il punto di partenza per un turismo più sostenibile e durativo nel Cilento e nella Piana del Sele, allora cosa propongo alle persone che vengono di sera? Su questo bisogna ragionare: altrimenti il nostro sforzo, così come quello di Velia e Padula e tanti altri restiamo isolati e sconnessi. Bisogna invece ragionare in termini di azione in rete, che ovviamente è molto difficile. Ci sono tanti attori in questo campo, ma l’idea che vorrei portare avanti è una specie di Cilento Card: qualcosa che metta in rete, attraverso un’agevolazione sul prezzo dei biglietti, i luoghi della cultura in un territorio più ampio che si identifica un po’ nel Cilento e nelle zone limitrofe. Paestum, strettamente parlando, non è il Cilento: è la porta del Cilento, ai piedi del Cilento, ma tutto questo territorio ha un grande potenziale ma lo vedo ancora poco sviluppato».

Per farlo occorre coesione territoriale e una visione comune dell’obiettivo, a prescindere da colori e bandiere.
«Penso che tutti i sindaci delle Amministrazioni abbiano interesse a promuovere il proprio territorio, come giusto che sia. Spesso mancano strumenti e competenze all’interno delle amministrazioni, per farlo: anche lì spero e conto molto sull’istituzione “Poseidonia”, a cui è stata affidata la gestione dei fondi della tassa di soggiorno. Così facendo si può cercare di puntare, tramite la direzione di un tecnico, di instaurare processi e strutture che poi siano sicuramente il merito della politica che le ha volute ma che non scompaiano nel momento in cui c’è un cambiamento politico, come è normale che sia in una democrazia. Le politiche turistiche e culturali si muovono sempre più su un campo dove c’è un indirizzo politico preciso, ma va gestito da tecnici e persone competenti, con una formazione ad hoc per fare questo. Nel caso dei musei, ovviamente i direttori hanno una conoscenza del patrimonio che devono gestire in quel settore, ma anche nel settore del turismo e delle politiche sociali non basta la buona volontà: ci vuole competenza, e noi dobbiamo aiutare gli enti locali che spesso hanno un patrimonio, anche paesaggistico e storico-artistico e archeologico, inespresso. Dobbiamo aiutare loro a trasformare la buona volontà in un’azione di successo: noi ce la mettiamo tutta e speriamo che ci sia anche da parte degli altri un aiuto sostanziale».

Ci sono già in campo nuove idee e proposte…
«Abbiamo deciso, già un po’ di tempo fa e implementeremo questa intenzione, di puntare meno sull’appuntamento esclusivo e più sulla qualità dell’esperienza che i visitatori potranno fare ogni giorno. Investiamo meno in concerti, spettacoli, eventi e forse anche mostre, ma investiamo di più nella qualità quotidiana e nella manutenzione anzitutto, nel percorso del museo e del parco archeologico, nell’organico quotidiano dei lavoratori, al quale stiamo lavorando. Ogni giorno sarà possibile fare dei laboratori per famiglie, inclusi nel biglietto e quindi gratuitamente. Sarà possibile visitare anche il deposito tutti i giorni. Tutto questo arricchisce l’esperienza di tutti quelli che vengono a Paestum. Credo sia molto importante, altrimenti forse si raggiunge anche un’ottima qualità e si realizza una bella rassegna di concerti ed eventi singoli, che comunque ci saranno ancora, organizzandoli insieme ad altri soggetti come accaduto fino ad oggi, ma noi spostiamo le nostre risorse finanziarie e gestionali e umane per lavorare sulla qualità di ogni singolo giorno. È questione di priorità: abbiamo già prima lavorato su percorsi e didattica. Da oggi, questa sarà la nostra priorità: altri eventi ci saranno e siamo sempre aperti e disponibili a manifestazioni e iniziative come quella della Camera di Commercio, ad esempio. La nostra priorità, però, è lavorare sull’esperienza quotidiana dei lavoratori e dei visitatori».

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