Quando la politica si appropria degli spazi della cultura

di Andrea Pellegrino

C’è una contesa a Salerno che mette in risalto quanto la cultura sia declassata ad una mera prova di forza politica. C’è una contesa in Costiera Amalfitana, e in particolare a Ravello, che dimostra come i giochi di palazzo abbiano la priorità su tutto.
 
Sono le ultime due vicende – ma l’elenco è lunghissimo – che sono al centro del dibattito, o meglio dello scontro, tra le parti interessate. Partiamo da Salerno dove il tira e molla sull’Auditorium ha del paradossale. Il Conservatorio, luogo principe della musica in città, e dirimpettaio dell’auditorium vorrebbe rivendicare il diritto di opzione. Ma c’è il Comune (proprietario) – inteso come amministrazione comunale – della struttura che vorrebbe avere il predominio sulla gestione.

In mezzo c’è il Teatro Verdi, o meglio il suo direttore artistico, che vorrebbe metterci il cappello. Per lui l’impresa è semplice: oltre ad essere il fiduciario del Comune per il Massimo cittadino, è anche docente del Conservatorio, parte in causa della partita. Ma ad oggi non si vede nulla all’orizzonte, se non un rinvio costante dell’apertura della struttura. Insomma, l’auditorium, benché completo, è chiuso, con tutte le conseguenze del caso per artisti e musicisti di questa città, già alle prese con un isolamento senza precedenti. 
 
Passiamo in Costiera Amalfitana dove Ravello, da anni, si è imposta come città della musica, conquistando uno spazio internazionale che fino a poco tempo fa era delle sole blasonate Amalfi e Positano. A Ravello c’è una fondazione che gestisce il Festival, in cui confluiscono tutti gli enti coinvolti. Anche in questo caso, la guerra interna e politica è, visti i tempi che corrono, immaginabile. In ultimo, ritorniamo a Salerno. Si era annunciato (e si è inaugurato) un Palazzo dell’Innovazione, di cui però allo stato – anche in questo periodo di Luci d’Artista – non si hanno notizie certe.
 
Dovrebbe essere aperto, così pare che a cadenza settimanale produca qualche evento. Ma di notizie neanche l’ombra. Sta di fatto che quella struttura comunale è stata affidata ad una società che tempo fa ne ha proposto la riconversione. Da qui il bando e l’affidamento alla medesima società promotrice che rispondeva a tutti i parametri (compreso il capitale sociale) imposti da Palazzo di Città. 

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