Rifiuti, il sistema al collasso

di Andrea Pellegrino

Partiamo da un assunto: in Campania la crisi dei rifiuti non è superata. Che non sia una vera e propria emergenza è sicuramente un sollievo, almeno per ora. Ma che il problema ci sia è sotto gli occhi di tutti. Così come il calo della raccolta differenziata è quantomai sempre più evidente.

Il dibattito sugli inceneritori ha riacceso i riflettori a livello nazionale. Da qualche mese si cerca di mettere la testa sotto la sabbia, attendendo tempi migliori che, considerate le azioni messe in campo, forse non arriveranno mai. Un altro dato è abbastanza scontato: parte dei rifiuti, anche nella terrà più virtuosa del mondo, è indifferenziato e per queste caratteristiche deve essere smaltito o in termovalorizzatori o in discariche.

Due soluzioni che, allo stato, non sono contemplate nel piano dei rifiuti della Campania che ha cancellato eventuali nuovi impianti. Così non resta che smaltirli fuori regione con evidenti costi a carico dei cittadini. Poi c’è la differenziata che ha già, di base, i suoi costi per la complessità di raccolta portone per portone. Un semplice conto segna che ogni società municipalizzata o provinciale che sia, per ripulire un territorio dai sacchetti, impiega più mezzi e più uomini rispetto a quando si conferiva negli ormai scomparsi bidoni comuni.

Gli impianti di compostaggio non hanno avuto fortuna. Basti pensare che la struttura di Salerno città è chiusa ormai da anni. La sua gestione è finita sotto la lente d’ingrandimento dell’Anac di Cantone che, al di là degli aspetti tecnici e manageriali, ha contestato anche una errata raccolta differenziata. D’altronde, se si conferiscono rifiuti impuri scattano tutti gli aumenti economici del caso.

Le campagne di sensibilizzazione lasciano il tempo che trovano: non fosse altro che il continuo aumentare dei costi a carico dei cittadini e la mancata pulizia della città rendono sempre meno propensi al rispetto delle regole. Prendiamo Salerno: qui le tariffe sono le più alte d’Italia e i servizi non sono al top. Una recente comparazione con Modena dimostra che si può spendere meno, addirittura utilizzando personale in meno rispetto a quelli che sono in servizio presso la Salerno Pulita.

Insomma, qualcosa proprio non va. A livello regionale tocca la scelta di indirizzo rispetto al completamento dell’impiantistica mentre a livello locale una revisione dei costi andrebbe fatta. Quest’ultima potrebbe rappresentare il miglior segnale per invogliare i cittadini al rispetto del calendario di conferimento dei rifiuti.   

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