Luci d’Artista rimandate a gennaio

di Andrea Bignardi

Dopo le prime due serate all’insegna delle Luci d’Artista, la città di Salerno inizia ad ambientarsi e a metabolizzare la presenza di carovane di visitatori, provenienti da ogni luogo della regione e anche del resto d’Italia.

Il sindaco e i rappresentanti della giunta presenti venerdì all’inaugurazione hanno parlato con toni entusiastici delle Luci d’Artista, dando enfasi alle ricadute positive che la manifestazione potrebbe avere sul commercio e in generale sul settore turistico. I pareri di alcuni tra i diretti interessati, i commercianti che occupano le principali arterie del centro cittadino – da Corso Vittorio Emanuele a via dei Mercanti – sono però discordanti: predomina, tuttavia – forse più che negli anni precedenti -un clima speranzoso, nonostante una generale disapprovazione “estetica” delle installazioni luminose.

Passeggiano felici lungo quello che una volta fu il “Corso da Re” i tanti visitatori potentini, cilentani ed irpini: “Siamo di Potenza”, afferma Marco, padre di famiglia, mentre acquista un pasticcino per i suoi figli, “ed ogni anno veniamo qui a Salerno per poter ammirare questo capolavoro”.

“E’ un evento che porta gente in città e che incrementa l’indotto per il commercio, in particolare per bar e ristoranti – afferma invece Pasquale Esposito, dello storico bar Apollo 11 – dobbiamo essere grati al governatore De Luca per questa sua intuizione. È una kermesse che ha un impatto profondamente positivo”. L’entusiasmo corre lungo i vicoli del centro e tocca soprattutto tutti coloro che operano nel settore della ristorazione: Claudio Russo, chef del Pacchero, ubicato alle spalle della Banca d’Italia, è ottimista sulla ricaduta dell’evento: “Indubbiamente attraggono molti visitatori e quindi potenziali clienti”.

Parere positivo sull’evento lo esprime anche la titolare della Taverna Santa Maria De Domno, in via Masuccio Salernitano: “Inutile fare critiche sterili, Luci d’Artista è un esempio di buona pratica per l’evoluzione turistica”. Addentrandosi nel cuore del centro storico, segnato dalla crisi del commercio, tra le poche attività che sembrano procedere comunque a gonfie vele, insensibili all’elasticità della domanda, ci sono i barbieri come Rosario Carraturo, che opera nelle immediate adiacenze del Duomo.

“Le luci non producono alcun effetto sul fatturato della mia attività, esteticamente nemmeno posso giudicarle perché lavorando qui fino a sera non sono riuscito ancora ad ammirarle”. Più cauti i commessi dei negozi di abbigliamento sul Corso, molti dei quali preferiscono non esprimersi perché in gran parte appartenenti a grandi e piccole catene di distribuzione. Tuttavia, i titolari disponibili ad esprimere il loro parere, quando non indaffarati ad accaparrarsi nuovi clienti, affermano di aver lavorato complessivamente di più rispetto ai sabati di ordinaria amministrazione: il titolare del “Roma Outlet” in via Nizza, trasferitosi da poco nel cuore della city, afferma: “Preferisco attendere, dato che abbiamo iniziato da poco quest’attività in pieno centro. Ammetto di essere fiducioso: il passeggio è in aumento rispetto ai giorni scorsi”.

Allontanandosi dal centro, la musica cambia: il titolare di uno storico negozio di coloniali, sul rione Carmine, afferma che le luci d’Artista non hanno avuto nessun tipo di ricaduta sulla sua attività commerciale: “La mia attività si regge su una clientela affezionata”. Rientrando verso la stazione e quindi abbandonando la “zona rossa” dell’evento in cui si concentra la maggior parte dei visitatori, la titolare di un panificio va ad attenzionare una tematica importante, quella della tassazione, eccessiva per alcune tipologie di attività: “Se non stessimo aperti quindici ore al giorno non riusciremmo ad andare oltre il minimo indispensabile per sopravvivere. Le Luci attirano, ma nonostante tutto occorre lavorare sodo. Bisognerebbe agire in modo più incisivo in favore di una riduzione delle tasse per chi lavora nel nostro settore con grande sacrificio”.

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